Il giorno della Liberazione, siamo andati a liberare l’orto dalla gramigna. Direi una bellissima coincidenza :-)

Era interamente ricoperto di gramigna, verdissima e freschissima!

Eppure ho capito in seguito che, anche se tostissima da eradicare, la gramigna non è un “nemico”.

Essendo incolto da più di un anno , il terreno era completamente ricoperto da un manto fitto, e quindi profondo: tutta da togliere a mano!

Volendo fare biologico, e biodinamico, contro le cosiddette “erbacce” non c’è altro mezzo che quello meccanico: con “sti du brazzaz” , come suonerebbe in bolognese! 
(In realtà quelle del moroso…).
La cosa che ho sentito fin da subito, e mi ha entusiasmata, è che anche solo un minuscolo fazzoletto di terra, in città, è capace di insegnarti tantissimo, molto più di libri e corsi.
E lo dico dopo aver fatto anni di università, e tanti corsi di agricoltura Biodinamica (più di 10 anni fa). 
Non avendo messo in pratica ciò che studiavo, non avendo avuto modo di coltivare nulla se non un po’ di tormenti (erano anni complessi…), avevo dimenticato quasi tutto.
Ora è la terra stessa , le operazioni da fare, i passaggi necessari per dare vita a una piccola produzione, che mi insegnano tante cose sul Flusso della Vita e mi costringono a ripescare vecchie conoscenze.

…una delle tante carriole di gramigna!

Iniziare a vangare, per toglier le profonde radici della gramigna, cm per cm, ci ha immediatamente fatto pensare a quando la terra era lavorata senza mezzi meccanici, e a quanto, da ciò che si coltivava, dipendeva la vita.

Tutti dovrebbero avere un pezzetto di terra di cui avere cura, di cui essere custodi: posso “prendere” tutto ciò che mi dona, sole se in cambio io mi prendo cura di Lei.

 

Torniamo alla gramigna…
Ora la abbiamo tolta tutta, e dopo avere rastrellato, concimato, trapiantato…eccola che già ricomincia a spuntare tre le giovani piantine di insalate e pomodori.

La gramigna ha radici profonde e forti, e se le spezzi… lei si riproduce…quindi nella lavorazione ne lasci sempre un po’, e dopo qualche tempo rispunta. Ci han detto i vicini che ce la porteremo dietro per 2-3 anni…

Ho voluto allora cercare, nei vecchi ricordi e libri, qualche informazione in più su questa pianta e mi sono ricordata che l’avevo pure disegnata, assieme ad altre erbe selvatiche, per un libro di agricoltura biodinamica.
Parliamo di tanto tempo fa…

 

Vecchia pagina di taccuino Moleskine (quando avevo la carta figa…) che feci in giardino per studiare la pianta dal vivo. Parliamo del 2011 o giù di lì…

Ora c’è una nuova e bella edizione di questo libro, che sto rileggendo ed è veramente interessante.

Si intitola “Erbe di campagna- Il linguaggio e il significato delle piante spontanee in agricoltura”, scritto dal bravissimo Fabio Fioravanti, ed edito dalla Fondazione le Madri ( e ordinabile alla Fondazione), con ancora una dozzina di tavole botaniche che avevo realizzato per la prima edizione.

 

Erbe di campagna- Fabio Fioravanti- ED. Le Madri

Questa è la citazione di introduzione , che già ti predispone a guardare alle erbe spontanee con un altro occhio.

“Le malerbe sono erbacce solo dal nostro punto di vista egoistico umano, perché crescono dove non le vogliamo. Nella natura hanno però un ruolo importante e interessante. Resistono a condizioni che non sopporterebbero mai le piante coltivate, per esempio alla siccità, all’acidità del suolo, alla mancanza di humus, alla carenza o all’unilateralità di minerali ed altro ancora. Testimoniano dell’incapacità dell’uomo di dominare il suolo e crescono in abbondanza dove l’uomo ha sbagliato, mostrando i nostri errori e le rettifiche della natura. Le erbacce vogliono raccontare una storia; sono un mezzo naturale di insegnamento, e la loro storia è molto interessante. Se solo l’ascoltassimo, potremmo acquisire molte delle forze sottili attraverso le quali la natura risana e mantiene l’equilibrio, e talvolta gioca con noi.”
Ehrenfried E.Pfeiffer

Ci ricorda subito Fioravanti che l’agricoltore ha il compito di badare che il processo naturale si svolga nel giusto modo, quindi non si tratta di lottare con le infestanti, ma di controllare il loro sviluppo.

Ogni erba che nasce in un determinato luogo va vista come un particolare che svela l’insieme: il tipo di specie, come la sua crescita e sviluppo, rappresenta l’espressione del territorio, del clima e dell’intervento umano. Di una carenza, o di un eccesso, di un pieno o di un vuoto, e del tentativo della Natura di riportare equilibrio.

Questo ci porta subito a sforzarci di tornare ad avere una visione d’insieme, e a diventare sensibili agli equilibri e squilibri che si creano tre gli elementi di quell’insieme, e ad intervenire in modo organico, ovvero, tenendo conto che ogni tassello ricopre un ruolo fondamentale nel tutto.

(Credo tra l’altro che questo esercizio di visione d’insieme, e di comprensione delle relazioni complesse tra elementi, lo sviluppo della sensibilità nel vedere che spostando un pezzettino cambiano le dinamiche dell’intero, possa essere felicemente applicato ad ogni ambito della Vita.)

Uno dei primissimi paragrafi è proprio sulla Gramigna, o Cynodon dactylon, e rileggerlo dopo tanto mi ha ribaltato subito le idee di “nemica” che mi ero fatta strappando le radici del mio piccolo terreno in custodia.

Tavola botanica della Gramigna, presente in Erbe spontanee, fatta da me nel 2012

La Natura non fa mai nulla di sbagliato. Diceva Aristoltele che la La Natura non fai mai niente di inutile . Quindi dovremmo chiederci: quale funzione ha questa pianta? Perché è nata qui?
La gramigna, o dente di cane , è una pianta che, come molte “infestanti” ha molta più vigoria e resistenza delle piante coltivate (motivo per cui vi entra in competizione).
E’ una pianta pioniera, con tantissime funzioni di riequilibrio del terreno, è il primissimo stadio del processo evolutivo di un ecosistema, il primo passo di madre natura per riportare un terreno fortemente antropizzato a diventare un futuro bosco.

Cercherò quindi di rendere il mio piccolo orto più ricco di humus, e di sostanza organica, di fare i giusti abbinamenti, di portare più impollinatori possibile, e, nei limiti di un orto urbano, di creare un piccolo organismo il più vitale possibile, così che non occorra la vitalità della gramigna a riequilibrarlo.

Questo vale anche per le vite di ciascuno di noi.
Se impariamo a vedere ogni cosa come un tutto organico, e ricominciamo a diventare sensibili agli squilibri, agli eccessi, e ai vuoti, anche le nostre vite possono migliorare in vitalità, fertilità, e le “erbacce”, metaforicamente parlando, che talvolta invadono alcuni settori della nostra esistenza, a discapito di altri necessari al nostro sostentamento, che magari nascono per riempire un vuoto, o uno squilibrio, possono essere controllate, contenute, e le piante utili e nutrienti, possono iniziare a dare i lori frutti.

 

Altre mie tavole botaniche presenti nel libro

 

Altre tavole botaniche, 2012

 

Erbe di campagna, Fioravanti, ED. Le Madri, quarta di copertina

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