Da tanto tempo ormai non riesco più a disegnare dal vivo.
Gli ultimi 3 anni sono stati particolarmente difficoltosi, tra cause esterne e motivi personali, (e questioni di salute che hanno parecchio limitato energie e spostamenti), e mi sono mossa molto poco.

Ho viaggiato con la fantasia, certamente, e grazie al mondo della Mery sono andata in campagna ogni volta che ho voluto (tra l’altro in un modo bucolico e più leggero di quello reale).

Ma da quando ho contatto quotidiano con la terra, mi è venuta la crisi d’astinenza del disegno dal vivo, e del disegno botanico.
In realtà ho una cinquantina di vasi di piante anche in casa, tra appartamento e terrazza, e le loro fioriture spesso non sono da meno … ma ritrarre le piante spontanee è tutt’altra cosa .

 

la fioritura incredibile della mia Natalina da Bolognina

L’acquerello botanico classico richiede tantissima cura e tempo, tanto tempo.

Prima o poi tornerò a realizzare qualche tavola, ho in mente tante cose che vorrei ritrarre… ma dato che per ora il tempo e poco, le commissioni sono più di fantasia (che mi piace comunque tantissimo!), è maggiore la voglia di divertirmi, e si fa di necessità virtù. Così mi accontento di schizzi veloci, ma con la materia viva in mano.

Sono come pagine di diario, quelle che nascono… perché ogni piantina, come già raccontai in un piccolo timido video, mi sussurrano ogni volta messaggio.

Chiedo il permesso, come mi ha suggerito la Mery, prima di strapparle per ritrarle più comodamente in studio. E quasi sempre mi rispondono di sì, sapendo che se le faccio belle, la loro delicatezza e i lori colori dureranno più a lungo di quanto durerebbero se stessero in natura.

Così in questa piccola fuga nel mio amato Appennino, prima di dedicarmi allo story board del nuovo libro, mi sono presa un po’ di tempo per ritrarre le erbe selvatiche.

Credo sia anche per entrare in contatto con la loro energia fresca, forte, adattabile… ho tanto bisogno di selvatichezza, e ogni volta che ritraggo un qualche cosa, sento di com-prenderne il messaggio. Di prenderlo proprio dentro di me.

 

 

rametto di convolvolo

Sono partita dal convolvolo.
La sua campanula delicata, mi ricorda la gonnella di una contadina, semplice, rustica ma femminile.
Cercando di strappare uno stelo per portarlo in casa, mi sono subito accorta della sua tenacia, e e del suo portamento a spirale…

Una specie di danza a spirale, ma con tanta forza da arrampicarsi ovunque… altro che delicatezza!
In America il Convolvo è nell’elenco delle infestanti più pericolose.
E ritraendole percepisci questa forza, dall’apparenza così gentile , tutta rosina… ma frega!

piccolo schizzo di convolvolo

Poi sono passata al papavero, in ricordo di questa vecchia tavola, che mi è tornata tra le mani dopo aver ripreso a sfogliare il libro “Erbe di campagna” di Fabio Fioravanti, di cui ho parlato in questo articolo sulla gramigna.

Vecchia tavola botanica del 2012 presente nel libro “Erbe di campagna”

Ho fatto il disegno su un album con carta non da acquerello, e quindi non sono riuscita a fare tutte le sfumature di rosso che ho visto. Il colore impaccava. Per certi particolari occorrerebbe ingrandire il disegno, e una carta più adatta.

l’album da disegno con gli schizzi del papavero ad acquerello

Ma mi bastava fare un o schizzo, stare lì, davanti a quel rosso, a quei petali quasi di carta…
Quello più piccolo era cresciuto tra i sassi del sentiero del vicino senza nemmeno le foglie: un esile stelo peloso, con un esplosione di passione in cima.
Poi all’improvviso i petali sono caduti, tutti assieme. Ed erano semplicemente belli lì sul foglio.
E vogliamo parlare della capsula che contiene i semi?!

 

Infine mi aveva colpita questo fiore viola/blu quasi fosforescente, che con i suoi fiorellini strani mi ricordava le antenne di un qualche extraterrestre… era solo la curiosità di fare quelle pennellatine violette…
Poi cercando cosa fosse, ho scoperto che è il lampascione selvatico!
Il mio lato Toro ha subito pensato a quelli sotto’olio (con un calciano di prosecco per aperitivo…) che ho assaggiato così di rado… ma nel vialetto ce ne erano solo 3… e nei prati vicino non ne ho visti.
Ho scoperto che è una pianta del sud, e non so come sia arrivata in Appennino, a 700 metri… 
Sarebbe interessante studiare anche gli “spostamenti” delle piante…

lampascione e schizzo veloce dell’infiorescenza

 

sempre disegno e pianta

 

 

Non è una pianta spontanea, ma è stata piantata in giardino, ed è sorella più “educata” del Convolvolo. Ho fatto il solito schizzo per scegliere la mano, e avere un po’ di bellezza sotto gli occhi… e poi da un po’ le guardavo e vedevo un tutù !

Dato che sono anche in astinenza da galline della Mery, ecco fatto il connubio perfetto! :-)

 

La corolla dell’Ipogea mi ha ricordato un tutù …

 

Galline, fiori e fantasia !

Se hai qualche curiosità da condividere e aggiungere su queste piantine, sono ben accolte e puoi scriverle nei commenti!

2 commenti
  1. Elena
    Elena dice:

    Anche io trovo “riposo” nel contemplare le infinite sfaccettature che ci offre la natura e quando posso mi diletto a ritrarle. È un ottimo esercizio per imparare a studiare i toni e le luci e ombre ma è soprattutto una dolce cura per l’anima che avidamente va alla ricerca di armonia, bellezza, purezza, bontà.
    C’è bisogno di guardare al bello…chi è ancora capace di farlo è fortunato.
    Ciao

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