L’Arte dell’Interezza: Ricucire la Frammentazione e Abitare la Complessità
Viviamo in un’epoca di profonda frammentazione e semplificazione.
Dividiamo i pensieri dalle emozioni, il corpo dalla mente, il tempo libero dal lavoro e il lavoro dalla Vita.
Ogni frammento di realtà viene etichettato e definito — ma spesso estraniato dal suo contesto —, le informazioni devono essere sempre più brevi e veloci: si corre e si scivola, stanchi, sulla superficie delle cose.
Il poco tempo libero è frammentato dalle notifiche, l’attenzione dalle troppe cose che cerchiamo di fare insieme. Così le emozioni non hanno il tempo di essere vissute e si depositano da qualche parte nel corpo: nel diaframma, nella schiena, nella cervicale… Noi stessi ci sentiamo spesso divisi tra parti di noi che desiderano cose opposte, senza riuscire mai a sentirci completi e appagati.
Eppure, per stare davvero bene, l’essere umano ha un bisogno ancestrale di sentirsi intero.
Per raggiungere questo obiettivo (o anche solo per guadagnare una direzione verso cui tendere), credo occorra tornare ad abitare la complessità, in primis la propria.

…occorre fermarsi, respirare, stare nel vuoto…
Abitare la complessità richiede sforzo: significa riconoscere e accogliere i pezzi — anche quelli che non ci piacciono o non sappiamo gestire —, stare nel disagio del non poter più definire le cose con un’etichetta generalizzante e tentare di collegare i puntini senza un libretto di istruzioni (e la triste notizia è che ognuno deve stilare il proprio e non può copiare da quello degli altri!).
“Perché complicarsi la vita?”, diranno molti. La complessità è scomoda. Farsi domande è scomodo. Ascoltarsi può non essere piacevole.
Ma la Vita è profondamente complessa; i sistemi biologici sono costituiti da equilibri e dinamiche estremamente ricche e interconnesse. La continua frammentazione ci porta fuori dalla vita; cercare l’intero e accogliere la complessità ci riporta nel suo flusso.

un’illustrazione che ho realizzato qualche anno fa come augurio per il nuovo anno
Le Due Direttrici dell’Integrazione
Come artista e come appassionata dell’animo umano, vedo quotidianamente come la sofferenza nasca dall’essere “a pezzi” e la guarigione passi dal tornare a essere un’unità. L’integrazione a cui dovremmo aspirare si muove su due direttrici fondamentali:
- Integrazione Orizzontale: Ricucire la nostra personalità, accogliendo ogni sfaccettatura, luce e ombra dell’animo umano senza giudizio. Vivere intimamente la vita con le sue contraddizioni e le sue prove.
- Integrazione Verticale: Connettere e allineare i diversi livelli del nostro essere, partendo dal corpo fisico solido, attraversando il respiro e le emozioni, fino a toccare i corpi superiori e il campo di coscienza universale — l’Uno, per alcuni. O semplicemente ricordarci che siamo parte di un sistema immensamente più grande, che arriva fino a galassie talmente lontane che non riusciamo nemmeno a immaginarle.
Cadere nella Trappola dei #Tag (e Come Ne Sono Uscita)
Il tema della frammentazione del sé mi tocca da vicino. Da ragazza, e come Persona Altamente Sensibile (PAS), ho sofferto molto — affrontando disturbi seri, da quelli alimentari a malattie autoimmuni e rare — e ho percorso molte strade per tentare di tornare alla mia interezza.
In un tempo che premia la specializzazione estrema e guarda con sospetto chi è “multitasking” (perché non puoi essere inquadrato con una sola definizione e ti servono più #tag per descriverti), la mia scelta di abitare ogni parte di me è il frutto di un lungo cammino.
Mi porterà al successo? non lo so.
Ma mi fa stare meglio, mi avvicina sempre più a chi sono.
…ma poi, cosa è davvero il successo?
Fare soldi, essere famosi…o essere se stessi?
(…ovviamente riuscire a fare entrambe le cose assieme sarebbe il top! grande ammirazione per chi ci riesce :-) )
Io stessa mi sono sentita un’Agronoma di poco valore — nonostante una laurea con 110 e lode, una tesi in India e un contratto a tempo indeterminato per una grande azienda del settore, arrivato quasi subito —, perché mi appassionava anche lo Yoga e l’idea di fare la stessa cosa per tutta la vita mi soffocava. Poi mi sono sentita un’insegnante di Yoga di poco valore, perché non riuscivo a dedicarmi solo a quello, e sentivo il richiamo dell’acquerello e dell’illustrazione. E come illustratrice mi sono sentita di poco valore, perché avevo bisogno anche di dedicarmi al corpo o all’orto, dovendo “dare da mangiare” a ciascuna delle “mie Marine”,e mi confrontavo costantemente con chi era già “arrivato”, famoso, riconosciuto.

Alcune illustrazioni per Cerco sapori in Piazza Grande, di Bruno Barbieri, per Rizzoli, dove illustrazione e agraria si erano già unite :-)
Quando ho iniziato a smettere di giudicare (il giudizio è una lama che taglia e frammenta tutto ciò che tocca), quando ho interrotto i confronti e ho iniziato ad accogliere la mia complessità, ho finalmente iniziato a sentire la meravigliosa sensazione di sentirmi intera.
(Ho comunque ancora un sacco di strada da fare eh!!! e non è per niente facile decidere di percorrere questa strada…)
Oggi vedo come ciascuna di queste parti nutra le altre, arricchendo di sfaccettature, collegamenti laterali, profondità e spessore ogni ambito della mia vita. Abbracciare la nostra complessità ci permette di capire quella degli altri e della Realtà.
Ed è, per me, un modo per dare il nostro piccolo contributo per fare un po’ di ordine in questo mondo caotico.

Dopo la laurea ho studiato l’agricoltura Biodinamica: mi aiutò molto ad integrare il mondo delle energie sottili e dello Yoga con quello dell’agricoltura studiata all’Università #agronoma

Portare con me il taccuino mi ha aiutata a comprendere e osservare meglio anche i luoghi #illustratrice

Praticare mi ha sempre aiutata ad integrare energie ed emozioni #yoghina
Lo Sguardo dell’Illustratrice: L’Emisfero Destro e la Visione Sottile
La mia carriera nell’illustrazione non è un mondo separato dal mio percorso sul tappetino: è lo strumento che ha affinato la mia comprensione dell’essere umano.
Disegnare attiva la modalità dell’emisfero destro del cervello — il canale del pensiero analogico, intuitivo, atemporale e sistemico:
- Vedere le connessioni laterali: L’artista non guarda i singoli dettagli isolati, ma la rete di relazioni invisibili che li tiene insieme. Allo stesso modo, lo Yoga ci insegna a vedere come una tensione fisica sia legata a un’emozione trattenuta o a un pensiero ricorrente.
- Abitare lo spazio e il “senza tempo”: Nel disegno, lo spazio negativo (il vuoto intorno alla forma) è importante quanto il tratto. Nella pratica, abitare le pause tra un respiro e l’altro ci fa accedere a quella dimensione di silenzio dove ci avviciniamo all’interezza. Quel vuoto che spesso temiamo, sul foglio come nella vita, è in realtà lo spazio in cui ci ascoltiamo e da cui nascono le intuizioni.
- Riconoscere le linee di forza: In un’illustrazione esistono linee di forza che si possono percepire. Anche il corpo e l’animo umano hanno una struttura energetica ed emotiva.
L’arte mi ha insegnato a percepire l’insieme e il dettaglio contemporaneamente, guidandomi anche nel lavoro sul corpo.
Semplificare non significa Svuotare, e abitare la complessità non vuol dire complicare.
Abitare la complessità non significa rendere le cose complicate.
Anzi… ha molto più a che fare con il togliere che con l’aggiungere.
Anche nel mio lavoro da illustratrice il mio segno e il mio modo di usare l’acquerello si sono andati via via semplificando. Ho dato molta più importanza al messaggio, alla spontaneità del tratto e all’armonia invisibile, sentendo quando fermarmi e non aggiungere altro.
Lo stesso è accaduto sul tappetino: se a trent’anni puntavo molto sulla prestazione fisica, ora sento il bisogno di “allenare” tutti i miei corpi, percependo come uno nutra e sostenga l’altro.
Magari sarò meno performante, ma mi sento infinitamente meglio. E forse è proprio questo che dobbiamo tornare a imparare: ascoltarci e stare bene, avere cura di tutte le nostre parti, dimenticandoci delle performance, dei confronti, e dei tentativi di stare in una solo tag, in una sola etichetta.
(Lo so… è un obiettivo da Eroi, ma è sempre meglio puntare in alto che in basso! anche un solo piccolo passo ci sposta da dove siamo, e potrebbe già significare tanto)

la leggerezza e la semplicità in alcune illustrazioni
Praticare l’Interezza Insieme
Se qualche cosa ha risuonato in te, ci sono un paio di novità in arrivo:
- La Piccola Boutique dello Yoga (da Ottobre): Sto aprendo le porte di un piccolo spazio intimo adiacente al mio studio a a Bologna, dedicato a piccolissimi gruppi di pratica. Lavoreremo insieme su allineamento, respiro e presenza energetica. [Clicca qui per scoprire La Boutique dello Yoga e richiedere le info riservate]
- Il Calendario 2027 “Galline Yoghine”: dove metto insieme le mie amate Galline (già presenti in molte mie creazioni) , lo Yoga e la botanica nostrana. A breve… un ‘anteprima!
e se sei arrivato/a fino qui, ti ringrazio, e spero tu abbia trovato qualche spunto di riflessione.
Se hai voglia puoi anche condividerlo qui sotto!Marina

marina cremonini



































marina cremonini
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